2019

AGGIORNAMENTO

” Da organi di stampa apprendiamo che il governo ha stanziato poco più di sei milioni di Euro per gli italiani all’estero. Praticamente quanto spendono per i loro connazionali all’estero tre regioni speciali messe insieme: Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige ” (a.a)

PARTIRE E’ UN PO’ MORIR…

Diciamoci la verità. In Italia c’è stata sempre una profonda idiosincrasia nei confronti di chi si muove. Sia che arrivi da fuori – fenomeno per il quale il nostro popolo si è guadagnato il titolo del più razzista d’Europa – sia verso il connazionale che decide di emigrare all’estero, che spesso è dipinto alla stregua di un traditore della patria. Ma è anche vero che la qualifica di razzista contrasta con la fama, che pure godiamo, di gente ospitale e amichevole. Allora che cosa siamo? Siamo una società chiusa, che si pasce della sua chiusura opponendo a chi la osserva o ha semplicemente a che farne l’orgoglio della sua cultura e della sua tradizione oppure, al contrario, mostriamo il volto di una popolazione profondamente depressa e insicura, giusta l’ultima fotografia che ha scattato il Censis.

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DATI SUI RIENTRI DEL GRUPPO CONTROESODO

Un articolo di Repubblica sugli studi del Gruppo Controesodo mostra quanto burocratizzare e utilizzare le leve fiscali per attrarre cervelli in fuga rappresenti un buco nell’acqua. Vedasi il seguente articolo a proposito del bicchiere mezzo vuoto costituito dalla metà dei destinatari dei vantaggi che decide di ripartire dopo aver provato a rientrare in Italia :

Cervelli di ritorno in Italia, la metà è già ripartita per l’estero

Buona Lettura!

DOCUMENTO FINALE seminario SARDI, POCHI, VECCHI E IN FUGA

(Cagliari, 29 giugno 2019) Ai giovani deve essere consentito di recarsi a studiare e lavorare all’estero senza alcun pregiudizio o pressioni sociali di alcun tipo, anche da parte delle istituzioni nella misura in cui vorrebbero scoraggiarli con programmi d’impiego fasulli e illusori. Nella misura in cui i flussi migratori presentano fisiologicamente una quota di rientro che si aggira tra il terzo e la metà degli espatriati, la soluzione migliore è fare in modo che la parte di loro orientata a ripercorrere all’inverso la strada dell’emigrazione possa farlo senza intralci, anzi vada incoraggiata in tutti i modi.

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