Disegno di legge di iniziativa dell’On. Fabio Porta concernente: “Provvedimenti di semplificazione amministrativa volti a favorire il rientro di giovani italiani dall’estero e degli italici al fine di contrastare i fenomeni di spopolamento e di denatalità e favorire la ripresa economica”

RELAZIONE

I fenomeni di spopolamento di vaste aree periferiche del paese, anche a seguito dell’emigrazione all’estero delle giovani generazioni, accentuati dall’innalzamento dell’età della popolazione residente e dalla denatalità, si pongono in termini sempre più allarmanti per il nostro paese. Infatti, secondo i più recenti rilevamenti Istat la popolazione residente è già scesa sotto i 60 milioni di abitanti, un fenomeno che ha riguardato, oltre che in particolare il Mezzogiorno e le isole, quasi tutti i borghi con meno di 10.000 anime che, rispetto al 1951, ne hanno perso quasi 300.000. Peraltro, se si accentua questa tendenza sembrerebbe che la popolazione in Italia intorno agli anni Cinquanta del presente secolo non solo si aggirerebbe intorno ai 50 milioni di abitanti, cosa che comporterà una drastica riduzione del Pil, ma accadrebbe anche che poco più di una persona su due si troverebbe in età lavorativa. Compromessa appare non solo la corresponsione delle pensioni per effetto delle sempre minori contribuzioni dei lavoratori in servizio, ma anche lo stesso welfare mentre alcune attività come quella turistica, agricola e edilizia già ora avverte una notevole mancanza di addetti. Analoghi problemi si segnalano anche in comparti prima ritenuti al sicuro come la sanità, l’edilizia, la scuola e, perfino, la pubblica amministrazione con il calo dei partecipanti ai concorsi pubblici (o il rifiuto di eventuali vincitori di spostarsi dal Sud al Nord del paese, per l’inadeguatezza delle retribuzioni difronte al costo della vita) che crea non poche difficoltà anche ai piani di attuazione del Pnrr. In tutti i casi, come segnalano autorevoli analisi internazionali, la rinuncia a quelle che si definiscono “intelligenze fluide”, tipiche dell’età giovanile, a favore di quelle cosiddette “cristallizzate” delle età più mature, comporterà solo conseguenze negative per lo sviluppo economico del paese.

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